venerdì 22 aprile 2011

Assignment 3: Coltivare le connessioni!

Introduzione
Mentre leggevo quanto il professore aveva scritto, mi sono rinchiuso, come spesso capita, nel mio mondo a pensare e ne sono venute fuori un po’ di considerazioni al riguardo, che sarei lieto di proporvi. Ho suddiviso il mio commento in 4 capitoli che riprendono certi paragrafi del testo, giusto per fare un po’ di brain battle. Let’s start!
Evoluzione e crescita esponenziale
Su questo punto mi sento un poco di dissentire. Partiamo però da ciò su cui sono d'accordo: sono pienamente d'accordo sul fatto che il mondo si trovi in uno stato di permanente divenire, e che il cambiamento sia una qualità intrinseca (cioè appartenente ed imprescindibile) dell'essere. Tuttavia, come quando si osserva un quadro è necessario avere tanto la visione globale quanto quella dei particolari, così se vogliamo studiare un oggetto è tanto necessario vederne l'insieme come le parti: è dunque errato parlare di evoluzione riferendosi solo alla Terra nella sua globalità. L'evoluzione globale influenza il singolo come il singolo il globale. Dobbiamo ricordarci che la grandezza dell'uomo è dovuta alla sua grande capacità di adattarsi: ogni azione produce un cambiamento e ogni cambiamento ne produce un altro su colui che l'ha generato. Postulato questo, devo comunque ammettere che ho trovato molto interessante la resa in termini matematici del concetto di crescita esponenziale ma trovo logicamente errata la conclusione che ne è stata tratta: la fase esplosiva non è diventata manifesta solo ora, nel terzo millennio. Il fatto è che noi siamo predisposti ai cambiamenti, e siamo talmente tanto predisposti che, quando questi avvengono, ci sembrano fin troppo naturali (e quantomeno necessari) da non farcene accorgere neppure: tuttavia, riflettendo attentamente, penso che giungeremmo alla stessa conclusione, e cioè che ogni cosa è in continua evoluzione, sempre. Mmh, devo dire però che il termine "evoluzione" mi disturba molto in quanto non ho mai ben capito cosa voglia significare. Oggigiorno "evoluzione" ha preso il significato di un volgere verso qualcosa di positivo, quasi un migliorarsi. Credo che non ci sia niente di più sbagliato. Se è vero che sono state alcune scoperte, quelle che ci hanno reso la vita “migliore”, a far parlare di evoluzione, allora ritengo più giusto ringraziare il caso, che seppur favorevole, sempre caso è. Nel termine evoluzione ciò che è davvero insito è il senso del trasformarsi, del continuo mutamento.
Reti e strutture
La rete. Un bel paradosso. Il termine rete ci fa pensare ad una trama e ad un ordito, un insieme ben organizzato di fili che si intrecciano, un qualcosa che cattura e che limita. La rete ci appare dunque come un vincolo. Ed è davvero buffo se pensiamo che l'uomo nasce libero! L'uomo è nato come un animale rispondente soltanto ad una cosa: i suoi impulsi. Con l'avvento del cosiddetto progresso l'uomo si è evoluto, ed è stato allora che ha deciso di porre delle leggi e di limitare spontaneamente la sua libertà. E da un po' di tempo è nata questa cosa chiamata rete. Ma che cos’è davvero la rete? Da come l’abbiamo descritta appare come un’ulteriore costrizione. Che nome buffo che gli è stato dato! Eppure non è del tutto fuori luogo, anche se la rete è effettivamente qualcosa di molto particolare.. sicuramente molto più di un semplice intreccio di fili: usando un termine un po’ ermetico la si potrebbe definire “libertà vincolante”. E' incredibile! La rete non ha ordine né gerarchia, è vero. La rete è caos ordinato, come quello di camera mia. Le reti sorgono, è inevitabile, è inarrestabile. I nodi di questa sono tutti uguali per importanza, ma diversi per natura. Nessuno predomina. E ognuno di loro cerca di fare ordine al suo interno, ma come tutti sanno ogni persona ha un proprio sistema per ordinare le sue idee, ognuno ha i suoi schemi. Il risultato? Ogni nodo si organizza con le proprie leggi, ogni nodo si è connesso ad un altro, tutti i nodi si scambiano informazioni e la rete risulta un gigantesco caos: ordinato però. Lo scambio di informazioni è inevitabile poiché necessario alla vita: ed infatti i nodi crescono nutrendosi di ogni informazione, maturano e quindi si modificano (per quelli a cui piace utilizzare la parola evolvere, si evolvono). La rete è la dimostrazione di come l'uomo sappia adattarsi a qualunque situazione, di come senta la necessità di apprendere e di insegnare, di mutare ed essere mutato. Citando Sherlock Holmes “una deduzione giusta ne suggerisce invariabilmente altre”, così come un’idea geniale ne porta inevitabilmente altre, e questo meccanismo si riflette in modo esponenziale in una rete dove si trovano connesse miliardi di persone: immaginatevi miliardi di cervelli, in costante collegamento tra loro, dove per ogni x problema ci sono centinaia di migliaia di persone con soluzioni valide che da soli neanche potremmo immaginare. Questa è la potenza di Internet, questa è la potenza della rete!
Recuperiamo il passato
Allora allora allora. Comincio col dire che l’origine del termine rete e la sua inerenza ai vari campi nella quale è stata citata mi sembra molto appropriata, tuttavia ci dobbiamo ricordare un concetto fondamentale: è sensato parlare di reti perchè l'interazione reciproca è una caratteristica fondamentale per la vita, tuttavia sarebbe inappropriato attribuire alla rete un'esistenza propria. Dalla rete si può captare il pensiero altrui, si possono racimolare informazioni che altri hanno raccolto. Quindi sono d’accordo con Capra nel dire che dove c’è vita ci sono delle reti, ma in certi limiti. A quanto si dice, questa rete sta diventando piuttosto complessa da descrivere e la scienza del XX secolo non basta più (il che è un bene a mio avviso). Questo non significa che l’approccio riduzionistico sia sbagliato, ma semplicemente che non sia adatto ora come ora. La scienza è la prima a sottoporsi alle leggi darwiniane, e dunque solo i metodi più adatti sono destinati a sopravvivere nel tempo: è per questo che esiste anche una selezione della metodologia scientifica. Tuttavia gli approcci passati possono offrire un ottimo spunto per nuove idee, non dimentichiamoci dopotutto che noi siamo soltanto nani sulle spalle di giganti. E su questo sono molto d’accordo con quanto è stato scritto. Sono d’accordo anche sulle capacità auto generative di Internet, o meglio: credo che le comunità che lo popolano offrano strumenti per far sì che non debba mai scomparire. I nodi fanno di tutto per restare connessi. Il paragone con un organismo vivente mi sembra il più logico. L’uomo ha di per sé caratteristiche più complesse della semplice somma delle singole parti che lo compongono: egli coopera con altri uomini per raggiungere obbiettivi comuni, così come le singole cellule cooperano all’interno di quell'organismo per garantirne la vitalità. Organizzazioni sempre più piccole, sistemi sempre più complessi. Perché è difficile comprendere Internet? Perché ci vuole una visione d’insieme, dal particolare al generale, e non tutti sono ugualmente abili. In realtà però, il fatto che così tante persone riescano ad usufruirne, anche se in minima parte, denota (come giustamente è stato detto) che il grado di competenza e di strumenti per gestirlo è minimo. D’altro canto non sono assolutamente d’accordo sul fatto che a limitare le persone all’uso di Internet, ci sia un disagio dovuto ad un atteggiamento passivo, alla scuola o alla perdita di sensibilità verso ciò che ha vita: questo non è affatto vero. Penso che tutti siano spinti verso questa novità, ma per alcuni l'approccio può risultare difficile, ed è quindi necessario aspettare, proprio come si fa quando una pianta mette le prime radici nel terreno. Sinceramente ritengo che la scuola (almeno per come l’ho vissuta io) non abbia provocato tutto questo. Molto spesso sono gli stessi alunni a volere un programma scritto e ordinato e odiano le divagazioni (sempre che si possano chiamare così), sono loro a volere sentirsi dire soltanto cose finalizzate al lavoro che faranno e nient’altro. Sono convinto che la scuola dovrebbe insegnare di più, ma credo che un cambiamento del genere dovrebbe partire dalla volontà dello studente di venire a scuola per crescere, non per inserirsi nella società. Questa sensibilità della vita si sta perdendo, ma la colpa è di quelli che credono di sapere tutto, e invece non sanno un bel niente. Il maestro è perciò la metafora che più mi si addice.
Cosa dobbiamo fare?
Concordo pienamente nel dire che le nuove tecnologie dovrebbero essere introdotte per permettere una maggiore capillarizzazione, e quindi una maggiore diffusione e accessibilità, delle risorse. L’informazione, di qualunque natura sia, deve essere raggiungibile in ogni luogo: ed effettivamente questo sta accadendo, e anche velocemente! Mi sembra davvero insensato insultare il sistema di istruzione. Il sistema non è sbagliato, altrimenti si arriverebbe ad un assurdo: come fa un sistema sbagliato ad aver generato tante persone in grado di risolvere problemi ed inventare tecnologie sempre migliori? Casomai possiamo parlare di un “sistema incompleto”: infatti l’utilizzo di Internet non deve sostituire i metodi attuali ma integrarli. Inoltre io continuo a ritenere che la spinta per fare emergere l’individualità dello studente, la sua genialità, deve arrivare dallo studente stesso. La chiave siamo proprio noi. Internet ha un potenziale d’azione gigantesco proprio perchè può diffondere ciò che pensiamo in tempo reale e a tutti. Ognuno di noi, online, diventa sia alunno che maestro. Internet forse è stato creato per sopperire a questa mancanza che c’è nel sistema scolastico, ed inserirlo è decisamente un miglioramento necessario, tuttavia questo non significa che la scuola ora come ora sia sbagliata. Un sistema come quello vigente è fondamentale, perché se non ci fosse un’unità centrale a cui fare riferimento e con cui coordinarsi, l'informazione verrebbe dispersa, e non più dispensata. D’altra parte sono convinto che anche i professori siano umani, e come tutti gli umani in grado di sbagliare, e là dove loro sbagliano dobbiamo essere noi a volere un chiarimento. Stare online significa sapersi criticare, saper dire: "Mmh potrei aver sbagliato, sentiamo cosa ne pensano gli altri" e cercare informazioni, oppure, "Guarda, era esattamente il mio stesso dubbio, posso aiutarlo io", e darle. Essere online significa ricominciare quell'angusto viaggio verso la conoscenza che ci vede tutti coinvolti, coi nostri dubbi e i nostri problemi, che come uomini non possiamo far altro che tentare di risolvere insieme. PLE, LMS, CMS io non me ne intendo molto di sigle, ma di una cosa sono certo: scuola e vita coincidono, la scuola inizia quando ci svegliamo e finisce quando andiamo a dormire, e chi è in vantaggio dà una mano a chi sta dietro. Chi spiega aiuta sé quanto gli altri, migliora la sua conoscenza e apprende nuove cose. Questa è la mia politica!

2 commenti:

  1. Intervento davvero molto interessante! :) Hai colto i punti focali nel post che ha scritto il Prof e mi hai donato alcuni spunti di riflessione, e per questo ti ringrazio. Rinnovo i complimenti per il tuo talento nella scrittura e per la cura e la dedizione con cui stai tenendo questo blog! ^^

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  2. Sono pienamente d'accordo con Ele..Veramente bello

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